Michele Governatori
Pubblicata da Mella il 27/12/2005 (1571 letture)
Michele Governatori nasce a Mondavio (Pesaro) nel 1972, in sequito si trasferisce a Milano e a Roma, dove ora vive e lavora. Laureato in Economia politica con una tesi sulla concentrazione delle tivù commerciali. Ha pubblicato "Venere in topless" nel 2003.
• Lei ha pubblicato molti racconti su Fernandel, uno sul Maltese e altri in riviste meno note. Ritiene che le riviste diano un contributo fondamentale alla narrativa?
o Credo che le riviste da lei citate abbiano il pregio di una selezione dei testi, una selezione dei testi e una forza di progetto
che mancano, per esempio, in molte delle antologie in volume che potrebbero essere lo strumento alternativo per assaggiare scritture diverse. Quindi, dal punto di vista del lettore appassionato che vuole orientarsi tra le voci, le riviste serie sono molto utili, secondo me.
• Oggi esiste il web, perché secondo lei non si riesce a gestire uno spazio artistico virtuale che sia ben curato?
o Ultimamente non frequento molto il web e prendo per buona la sua notazione. Immagino che lo sfruttamento dello spazio virtualmente illimitato del web sia difficile da conciliare con un lavoro accurato di editing e selezione dei testi.
• I suoi racconti sono molto curati nello stile: colloquiale, fluttuante e flessuoso. Leggendoli si ha la sensazione di un forte lavoro di levigatura come nella scrittura di Valeria Parrella e Raymond Carver.
o Valeria Parrella, se ricordo bene, ha detto qualche anno fa a una presentazione alla libreria Bibli di Roma che i racconti le vengono fuori già compiuti, e non so se successivamente abbia smentito questa affermazione. I miei racconti dopo la prima stesura li rileggo e modifico almeno una ventina di volte, lasciando passare il maggior tempo possibile tra una passata e l’altra. Le rare volte che ho cercato di accelerare, me ne sono pentito e sono stato sgamato.
• Lei ha scritto un romanzo, “Venere in topless”. L’ho trovato meno interessante dei suoi racconti. Una folla di personaggi, capitoli troppo brevi, non concatenati l'uno all'altro.
o “Venere” va letto usando il taccuino, avrei dovuto specificarlo in una premessa… Comunque, sì, le sue critiche mi sono state sollevate anche da altri, e ne sto facendo tesoro. Il romanzo successivo (“Il paese delle cicogne”, Foschi, 2004) per esempio è molto diverso (ma per la verità l’ho scritto prima di Venere…), e il prossimo lo sarà ulteriormente.
• Era la prima volta che si cimentava in una narrazione lunga? Scrivere un romanzo così tortuoso non deve essere stato semplice.
o Veramente per me è una faticaccia anche con le storie più lineari. Con “Venere in topless” non era la prima volta che scrivevo un romanzo, ma quello è stato il primo che qualcuno abbia pubblicato.
• Come classificherebbe il suo romanzo? Al tempo stesso è un romanzo giallo e un viaggio surreale?
o Preferisco lo classifichino i lettori. Le sue definizioni colgono credo entrambe alcuni aspetti del libro.
• La sua visione mistificatrice della realtà da che cosa nasce? Anche nei suoi racconti si avverte una sfiducia verso la società.
o In “Venere in topless” volevo un ambiente anche grottesco che non si attenesse necessariamente a criteri di verosimiglianza. I miei racconti brevi invece sono spesso prosaicamente realistici. Sul perché io abbia queste inclinazioni e sulle ragioni del loro mutamento, farei fatica a rispondere. Un po’ di pessimismo, in ogni caso, credo pervada sia i romanzi sia i racconti.
• A che cosa sta lavorando al momento?
o Un racconto su commissione per un’antologia sulle tazze (sic), un altro sul suicidio, alcuni racconti brevi “liberi” e un romanzo che tratta, tra le altre cose, di un caso di grande speculazione edilizia.
• Lei ha pubblicato molti racconti su Fernandel, uno sul Maltese e altri in riviste meno note. Ritiene che le riviste diano un contributo fondamentale alla narrativa?
o Credo che le riviste da lei citate abbiano il pregio di una selezione dei testi, una selezione dei testi e una forza di progetto
che mancano, per esempio, in molte delle antologie in volume che potrebbero essere lo strumento alternativo per assaggiare scritture diverse. Quindi, dal punto di vista del lettore appassionato che vuole orientarsi tra le voci, le riviste serie sono molto utili, secondo me.
• Oggi esiste il web, perché secondo lei non si riesce a gestire uno spazio artistico virtuale che sia ben curato?
o Ultimamente non frequento molto il web e prendo per buona la sua notazione. Immagino che lo sfruttamento dello spazio virtualmente illimitato del web sia difficile da conciliare con un lavoro accurato di editing e selezione dei testi.
• I suoi racconti sono molto curati nello stile: colloquiale, fluttuante e flessuoso. Leggendoli si ha la sensazione di un forte lavoro di levigatura come nella scrittura di Valeria Parrella e Raymond Carver.
o Valeria Parrella, se ricordo bene, ha detto qualche anno fa a una presentazione alla libreria Bibli di Roma che i racconti le vengono fuori già compiuti, e non so se successivamente abbia smentito questa affermazione. I miei racconti dopo la prima stesura li rileggo e modifico almeno una ventina di volte, lasciando passare il maggior tempo possibile tra una passata e l’altra. Le rare volte che ho cercato di accelerare, me ne sono pentito e sono stato sgamato.
• Lei ha scritto un romanzo, “Venere in topless”. L’ho trovato meno interessante dei suoi racconti. Una folla di personaggi, capitoli troppo brevi, non concatenati l'uno all'altro.
o “Venere” va letto usando il taccuino, avrei dovuto specificarlo in una premessa… Comunque, sì, le sue critiche mi sono state sollevate anche da altri, e ne sto facendo tesoro. Il romanzo successivo (“Il paese delle cicogne”, Foschi, 2004) per esempio è molto diverso (ma per la verità l’ho scritto prima di Venere…), e il prossimo lo sarà ulteriormente.
• Era la prima volta che si cimentava in una narrazione lunga? Scrivere un romanzo così tortuoso non deve essere stato semplice.
o Veramente per me è una faticaccia anche con le storie più lineari. Con “Venere in topless” non era la prima volta che scrivevo un romanzo, ma quello è stato il primo che qualcuno abbia pubblicato.
• Come classificherebbe il suo romanzo? Al tempo stesso è un romanzo giallo e un viaggio surreale?
o Preferisco lo classifichino i lettori. Le sue definizioni colgono credo entrambe alcuni aspetti del libro.
• La sua visione mistificatrice della realtà da che cosa nasce? Anche nei suoi racconti si avverte una sfiducia verso la società.
o In “Venere in topless” volevo un ambiente anche grottesco che non si attenesse necessariamente a criteri di verosimiglianza. I miei racconti brevi invece sono spesso prosaicamente realistici. Sul perché io abbia queste inclinazioni e sulle ragioni del loro mutamento, farei fatica a rispondere. Un po’ di pessimismo, in ogni caso, credo pervada sia i romanzi sia i racconti.
• A che cosa sta lavorando al momento?
o Un racconto su commissione per un’antologia sulle tazze (sic), un altro sul suicidio, alcuni racconti brevi “liberi” e un romanzo che tratta, tra le altre cose, di un caso di grande speculazione edilizia.
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